Uso dei cellulari in classe


cellulariinclasseLe tecnologie complesse che invitano i loro fruitori a compiere più operazioni nel giro di pochi secondi sembra che abbiano un effetto negativo sulla produttività degli studenti. In poche parole, uno smartphone che lavora in multitasking e consente di compiere svariate procedure manuali e mentali, non solo distrae, ma influenza negativamente le prestazioni scolastiche e lavorative. Lasciare per un periodo, specie nelle ore mattutine, il nostro cervello svincolato dalle attività tecnologiche, è una sana abitudine e permette di concentrarsi di più su se stessi e sugli altri, nonchè nell’attività che si porta avanti. I benefici sono immediati.

Già nel maggio 2015, due professori del Centre for Economic Performance Publications Unit, Louis-Philippe Beland e Richard Murphy, pubblicavano una ricerca intitolata “Technology, Distraction & Student Performance“, incentrata sull’ipotesi di distrazione dallo studio causato dalla tecnologia. Dai risultati compiuti sugli studenti inglesi, il 90% dei quali usa il telefonino in classe, risultava che, per via di questi potenti distrattori, gli studenti mostravano notevoli difficoltà di comprensione rispetto a coloro i quali non ne facevano uso. L’esperimento consisteva nel confronto tra classi del tutto prive di telefonini e classi dove se ne consentiva l’uso. Come emerge dalla relazione finale, che abbiamo allegato, gli studenti che si privano dell’uso del cellulare presentano performance superiori del 6.41%. Il che si traduce in miglior rendimento, migliore comprensione, miglior concentrazione, migliore stile di vita, un senso di aumentato benessere generale.

La soluzione, adottata già in anni passati dall’Istituto Guttuso, corroborata dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 2007 e oggi ridiscussa dallo stesso per motivi di inclusività, mira, oltre che a tutelare la salute dei nostri studenti, anche a migliorare il loro rendimento sui banchi di scuola e nella vita.

Alla fine dell’anno potremo anche constatarne i risultati e dimostrare che non sempre tutte le regole sono fatte per essere trasgredite.


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