Sempre in prima linea, per non dimenticare l’orrore della Shoah. La scuola antidoto educativo e spirituale per abbattere l’indifferenza e sminare il rancore.


27 gennaio, “Giorno della memoria”: si rinnova un appuntamento che il nostro Istituto non trascura, anzi che da anni onora con iniziative il più possibile interessanti ed efficaci.

Educare i giovani. Questa “giornata a tema”, al Guttuso è appuntamento con la storia, impegno a ricordare e a conoscere, occasione di riflessione e di rielaborazioni comunitarie e personali, nelle forme più varie (locandine, disegni e pannelli, fotografie, istallazioni polimateriche, dialoghi e poesie). È espressione attraverso l’arte e la scrittura, perché, dopo adeguata preparazione e progettazione, si attivi una coscienza condivisa.

La Dirigente, prof.ssa Delfina Guidaldi, accogliendo le istanze di docenti e di alunni, con una specifica circolare li impegna ad “approfondire il ricordo dell’Olocausto riflettendo sul valore della libertà, del rispetto, della dignità umana”. Attraverso la conoscenza dello sterminio degli ebrei – sacrificio di tante vittime innocenti- gli alunni sono chiamati a “diventare cittadini migliori, consapevoli che la diversità è una ricchezza e un patrimonio dell’umanità”. Per non dimenticare i giovani devono conoscere, e non è affatto scontato che a loro sia chiaro che cosa è stata la Shoà. La conoscenza degli eventi è il primo passo contro il negazionismo, soprattutto quello becero e spicciolo che porta alla ribalta minoranze di seminatori di odio, impregnati di pregiudizio e di rancore. Lo aveva intuito Primo Levi alcune decine di anni fà, quando nel libro “I sommersi e i salvati” scriveva: “L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo a mano a mano che passano gli anni (…). Per noi, parlare con i giovani è sempre più difficile. (…) Dobbiamo essere ascoltati: al di sopra delle nostre esperienze individuali, siamo stati collettivamente testimoni di un evento fondamentale ed inaspettato, fondamentale appunto perchè inaspettato, non previsto da nessuno. È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; (…) è avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Abbattere l’indifferenza. Bisogna avversare l’indifferenza, da cui gli internati nei lager- i morti e i reduci e testimoni- furono particolarmente offesi. Liliana Segre, Sami Modiano, Edith Bruck la considerano brutalmente offensiva e violenta essa stessa, perché consentì il male e perché ancora oggi lo consente, con la responsabilità di chi si volta dall’altra parte. Si rifletta, in proposito, sulle parole di un significativo componimento della poetessa Maria Luisa Spaziani:

L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

(“L’indifferenza”, da La stella del libero arbitrio, Mondadori 1986).

Sminare l’odio, con l’incontro e l’amicizia. Edith Bruck in questi giorni, in un incontro con studenti romani, ha ribadito che non ha odiato e non prova odio tutt’ora, che, nonostante le atrocità e i lutti, non ha permesso che questo sentimento disumano si impadronisse di lei; così Liliana Segre ha più volte raccontato che, a differenza dei suoi carnefici, ha scelto la vita e l’amore, e che l’elaborazione del dolore l’ha portata a superare l’odio. Si può imparare ad essere migliori, i giovani devono costruire un futuro di pace. La stessa Liliana Segre, in una recente intervista, ci ha rimandato ad una poesia di Primo Levi per sottolineare la bellezza dell’”incontro” che porta all’amicizia. Nella vita ciascuno è diverso, ma ci si incontra, anche per un attimo. Può accadere che incrociare il nostro sguardo con gli occhi di un’altra persona faccia diventare quella persona, da quel momento, l’altra parte di noi. Non importa quanto quella persona sia diversa da noi, specchiandoci nei suoi occhi troviamo umanità e amicizia. L’attimo in cui l’intersecarsi degli sguardi crea un legame, come di una corda tesa, secondo Liliana Segre è cruciale, è l’antidoto contro l’ostilità per il prossimo, è la risposta alla discriminazione. Così si legge in Primo Levi (“Agli amici”, da Ad ora incerta, 16 dicembre 1985):

Cari amici, qui dico amici
nel senso vasto della parola:
moglie, sorella, sodali, parenti,
compagne e compagni di scuola,
persone viste una volta sola
o praticate per tutta la vita:
purché fra noi, per almeno un momento,
sia stato teso un segmento,
una corda ben definita.
(…)
tu
che mi leggi: ricorda il tempo,
prima che s’indurisse la cera,
quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
dell’amico incontrato per via
in ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
in saggezza o in follia
ognuno stampato da ognuno.
(…)
L’amico incontrato per la via lascia un’impronta, vi è “In ognuno la traccia di ognuno”, “Ognuno” è “stampato da ognuno”: quale miglior modo per dire che tutti possiamo dialogare e volerci bene?

Non si dimentichi la lezione della storia. Che a nessuno sia consentito più di decidere della vita e della morte di un altro, di svuotarlo e di ridurlo a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, fino a perdere tutto sé stesso e ogni senso di affinità umana.

Libertà, uguaglianza, inclusione, accoglienza sono diritti inderogabili dell’uomo: la scuola sia sempre in prima linea per garantirli.

(Le immagini a corredo del presente articolo sono elaborati artistici degli studenti della scuola)

 


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